Terre emerse

Questo blog è dedicato alla signora Cerrito.

DUE OTTAVE

Ma è proprio uscendo da questa mia dimensione di blogger che avverto la caduta. Dentro queste stanze familiari che conosco a menadito, dentro questo riflesso immutabile e senza età non vivo conflitti dannosi o insormontabili.
Da fuori la percezione dell’inutilità del tutto combatte ogni giorno con la necessità e la bellezza dell’esistenza e ogni tanto si esce sconfitti. Scriverlo è esorcizzare il pericolo e la morte.

Il tuo violino suonava due ottave
sopra la mia
comprensione
anni in anticipo sul mio
sgomento
La nota sempre quella del primo
istante
del primo sguardo
Adesso so che non c’è
altro
Non esistono altri spartiti
Altre possibili fughe
Resto impresso per sempre sullo stesso
rigo.
Il tuo violino suonava due ottave sopra
La sua eco incide ancora.

Mi è capitato di scrivere come fossi assente da me stesso, incapace di analisi e giudizio: certe volte è necessario alienarsi se non si vuole essere sommersi dal senso di inutilità dei gesti e delle cose. La scrittura ( quella virtuale in specie) presenta questa pesante controindicazione ed io credo che molti blog chiudano schiacciati da una sensazione di totale e assoluta inutilità. Assumerla come vera è letale ma io la ritengo vera.

UN UOMO

Un uomo è quello che ha amato: scrive di arte, politica, natura, musica e motori ma in verità scrive sempre e solo della stessa identica cosa: dell’altra metà del cielo. E, mentre scrive e descrive, quell’altra parte si fa beffe di lui e si allontana in un crudele gioco di Tantalo. Fine della corrente, il senso è tornato a passeggiare dove i commenti non lo possono agguantare e le parole restano vuote. La sensazione di fine corsa non si spiega, si sente; eppure c’è qualcosa dentro le mie righe che secondo me non è stato letto. Qualcosa che in mancanza di lettura e comprensione ( che non è assuefazione e adeguamento ma solo COMPRENSIONE) illanguidisce scioccamente dentro.
Leggo i tuoi versi per esempio e la prima volta non è mai come la seconda o la terza o come quando ci arrivo partendo da lontano…da testi tuoi apparentemente distanti secoli. Evidentemente c’è altro, c’è un senso profondo che sfugge al primo incontro, che sta sotto o sopra. Il mio nulla da dire è il reale concreto, la sensazione di una stagione che appare finita a tutti persino a me, ma non basta. E’ finito così il guscio, la tenerezza antica, il sorriso restato a metà, persino il desiderio di scriverlo meglio urge ancora e se ne frega del virtuale e di molte altre cose ancora.

Chi era l’autore dei “tuoi versi”? Evidentemente una blogger ma questo post non diventò mai un commento alla sua opera, restò presso di me. Ed è meglio così

Testimonianze

Puoi decidere di strappare o bruciare un foglio scritto, è uno dei gesti più violenti e terribili che può compiere un essere umano perchè contraddice l’unica caratteristica che ci distingue dalla bestia; la trasmissione del pensiero scritto.
Nel virtuale godi di una libertà e di una sicurezza apparente, in genere non pensi mai che qualcuno o qualcosa fuori da te possa intervenire sulla tua scrittura deposta su fogli elettronici.
E’ una sensazione ingannevole poichè in qualsiasi momento per un qualsiasi “accidente elettronico” i tuoi testi possono scomparire e senza un backup di riserva resti con il classico pugno di mosche in mano.
Da questo blog è sparito tutto. Come e quando esattamente non so: non è rimasto nulla.
Bene, si ricomincia da capo con un’avvertenza: chi legge stampi se li ritiene degni i testi che troverà qui. Sono gli originali, quelli che poi riveduti e corretti, spezzati e amalgamati in modo diverso ho pubblicato in vari blog su varie piattaforme. Sono testi datati e rappresentano un desiderio ininterrotto di comunicazione che ancora non muore.

Scrisse… scriveva

Scrisse, scriveva, ritenne fin da ragazzo che fosse meglio osservare il mondo attraverso la scrittura.
Poi, più grande, lesse le emozioni della vita posandole su un foglio di carta: non sa ancora se fu un errore ma comincia a nutrire seri dubbi sulle sue scelte.
Non c’è più tempo si è detto e il tempo è volato via. Sono rimaste solo queste parole come cornice ad un uomo sconosciuto che non è mai riuscito a incontrare se stesso.
Pensò che almeno qui lei capisse, continuò a crederlo contro qualunque evidenza. Che qui fosse finalmente diverso e senza fine, che qui fosse essenza vera e che solo questo importasse.
Scrive ancora di tanto in tanto, poi socchiude gli occhi e guarda lontano ma non riesce più a scrivere quel che vede.

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